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Punto di interesse

Situata nella parte alta del paese, venne ricostruita a partire dal 1779 su progetto dell’architetto domenicano Pietro Belli, che ideò la chiesa di San Domenico di Ancona. La chiesa, a croce latina, fu realizzata in un sobrio ma elegante stile neoclassico con alcuni elementi barocchi al suo interno, come le due belle cappelle ai lati del transetto.

Al suo interno, la parte più spettacolare è quella presbiteriale, dove si ammira un maestoso altare maggiore, che fu realizzato da Michele Rusconi da Lugano e, sopra il coro in noce, la tela dell’Annunciazione della Vergine (XVII secolo). Sul fondo, nel catino dell’abside, bell’affresco realizzato intorno al 1950 dalla Scuola Beato Angelico di Milano, raffigurante il Cristo Pantocrator, a cui spetta anche la realizzazione della cripta, ricca di busti, statue e reliquiari.

Tra le tante opere d’arte conservate nella collegiata e nei locali attigui vanno segnalate inoltre una Istituzione dell’Eucarestia, tela di Giambattista della Rocca Contrada (1606), alcune copie di ottima mano di opere del Ribera, detto lo “Spagnoletto”, un Cristo deriso, buona copia di scuola dei Carracci, il Volto di Cristo, opera di scuola

napoletana (sec. XVII). Notevole anche un gruppo scultoreo ligneo raffigurante Cristo risorto, datato 1781, e due quadri del pittore Ercole Ramazzani, allievo di Lorenzo Lotto.

Comune

La leggenda vuole riportare a Roberto il Guiscardo (1015 - 1085) l'origine del castello di Monte Roberto, dove avrebbe trascorso la sua fanciullezza l'Imperatore Federico II. Più concretamente invece la storia ci riferisce la prima menzione della località in un documento del 1079: un piccolo agglomerato il cui nome fa supporre un feudatario laico, un "signore del luogo", chiamato Roberto probabilmente d'origine longobarda. Agglomerato edilizio e contrada che facevano parte del territorio di Castelbellino, allora Morro Panicale. Solo nel corso del Duecento si ha la trasformazione in un castello vero e proprio. Nel territorio di Monte Roberto è da localizzare, nei pressi dell'abbazia di Sant'Apollinare, l'antica città Planina ricordata da Plinio il Vecchio. Ruderi di una certa consistenza sono stati visibili fino al sette-ottocento: Così in contrada Noceto, nel 1881, fu rinvenuta una necropoli picena (sec. VI a.C.); i reperti allora riportati alla luce sono ora conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Ancona. Nel 1219 Monte Roberto già faceva parte del Contado di Jesi seguendone le vicende e rimanendovi fino al suo scioglimento avvenuto nel 1808. Il centro storico, oltre al nucleo raccolto entro le mura del castello, si sviluppò nel sei-settecento lungo il Borgo, l'attuale Via G. Leopardi. A valle, negli ultimi cinquanta-sessanta anni, ha avuto notevole incremento la frazione di Pianello Vallesina, divisa in parte con il comune di Castelbellino, cresciuta inizialmente attorno alla Chiesa di S. Maria del Trivio del sec. XVII. Quella attuale, dedicata a S. Benedetto, è stata costruita nel 1921 - 1925.

Percorso

Itinerario storico – culturale (visita al castello di Scisciano e Maiolati Spontini), spirituale (l’abbazia di Santa Maria alle Moie, di San Sisto e delle chiese rurali di Santa Liberata e San Pietro), ambientale (l’intero percorso è accompagnato dall’elemento acqua e dalla flora e fauna che caratterizza questo ambiente), paesaggistico (durante la visita sarà possibile gustare il tipico paesaggio campestre marchigiano, con vigneti ed oliveti).

Km 21 totali. Percorso a piedi (3h a/r) o in auto (1h a/r).

Difficoltà: facile. Strada per lo più asfaltata, con brevi tratti di carrareccia.

Tragitto:

Partenza dall’Abbazia di Santa Maria alle Moie (uscita Moie della superstrada statale 76) proseguimento per San Sisto, Scisciano e Maiolati Spontini.

Abbazia di Santa Maria alle Moie

Abbazia di San Sisto

Ponte di Scisciano e Mulino Marcelletti

Scisciano

Maiolati Spontini

Prima di scendere, percorrendo la strada “Boccolina” da Maiolati verso Moie, svoltare in fondo San Pietro, per visitare la piccola chiesa rurale di San Pietro.

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